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  • Francesca Mancini

Padiglione Zumthor-Oudolf

Questo articolo è tratto da una ricerca di gruppo svolta per il Laboratorio di Progettazione dell'Architettura III del professore Michelangelo Pivetta all'Università degli Studi di Firenze.


Collaboratori del LPA: Giacomo Razzolini, Mattia Baldini, Mikhail Fabiani, Lapo Fuochi,

Pier Paolo Lagani, Laura Mucciolo, Vanni Renzini, Anna Chiara Zei


Autrici: Elisa Maoro, Francesca Mancini

 

IL TEMPO PERDUTO

La collaborazione del 2011 tra l’architetto svizzero Peter Zumthor e l’artista olandese Piet Oudolf ha dato vita al padiglione temporaneo estivo, allestito dal 1° luglio al 16 ottobre, commissionato dalla Serpentine Gallery e situato nel Kensington Gardens di Londra. I sei percorsi esterni curvilinei permettono l’ingresso all’interno della struttura, pensata per accogliere eventi teatrali e musicali, e una caffetteria che riunisca i passanti di Hyde Park. La scelta del legno come materiale dell’intera struttura esterna, a pannelli di 60 cm ciascuno, e del sistema costruttivo platform frame è l’impronta stilistica di Zumthor: egli infatti predilige l’utilizzo di materiali naturali, più o meno trattati, che mantengano un’aurea grezza che li contraddistingue.

“In ognuna delle mie opere, il materiale ha dettato le sue leggi. I progetti nascono da un’idea e questa idea, nel mio caso, viene sempre accompagnata da un materiale. Non concepisco un modo di progettare in cui la forma si decida prima e i materiali poi.”
Isometria del progetto

Il parallelepipedo in legno, rifinito con una rete a maglia fine in materiale naturale e con il colore nero, è alto 5,3 m, largo 12 m, lungo 33 m e presenta un corridoio di passaggio tra esterno e interno. Quest’ultimo è delimitato su un lato dai quattro muri perimetrali esterni e sull’altro da quattro muri interni. I muri esterni ed interni presentano rispettivamente sei e quattro aperture simmetriche sul perimetro, che permettono la comunicazione tra gli ambienti. La fioca luce naturale che filtra nel corridoio proviene dalle aperture di passaggio e da una fila continua di lanterne; il chiaroscuro che si origina è accentuato dalla scelta del colore nero della finitura dei pannelli. Questo ambiente angusto e poco luminoso, che rievoca la “natural burella” dantesca di passaggio tra l’Inferno e il Purgatorio, accompagna l’osservatore nel suo percorso di transizione tra il mondo esterno e il recinto interno, un momento simbolico di completa purificazione dall’aria della città e di arrivo in una nuova dimensione. Il distacco dalla realtà di Hyde Park è il punto focale del progetto: Zumthor circoscrive l’area interna del giardino e crea un luogo dove contemplare un paradiso oramai perduto, un nuovo spazio e un nuovo tempo che sembra scorrere in maniera totalmente diversa dall’ordinario.

Elaborazione grafica a cura delle autrici
“Quando starò lassù nell'ipersonno o viaggiando quasi alla velocità della luce o vicino a un buco nero il tempo cambierà per me e andrà molto più lento. Quindi quando tornerò, Murphy, confronteremo gli orologi. […] Chi può dirlo? Magari quando sarò tornato io e te avremo la stessa età…”

La configurazione dei due gusci murari mette ancora più in evidenza la separazione netta tra il caos cittadino e la quiete del padiglione e accentua il tema dell’hortus conclusus, che assume immediatamente la forma di un luogo di protezione e accoglienza per chi vi entra.


Lo spessore dei muri è maggiore in quelli del guscio interno, trasmettendo così l’idea che il cuore della struttura, come una sorta di naos greco, sia il vero elemento sacro da conservare.

Ad attendere l’ospite nel fulcro della struttura è il giardino: studiato e allestito da Piet Oudolf, quest’opera è un manifesto del New Perennial, un movimento di cui egli stesso è il massimo esponente. Il giardino, lungo 26,30 m e largo 5,30 m, nasce al centro dell’area interna; sul perimetro di quest’ultima sono disposte delle sedute continue che accolgono l’osservatore e permettono di ammirare lo spazio verde come fosse un’opera d’arte esposta.


La sovrabbondanza di piante perenni rende l’esperienza sensoriale dell’ospite più intensa rispetto a quella di un normale giardino e la ripetizione cadenzale dei blocchi di arbusti smuove un senso di familiarità nel subconscio della persona. La conformazione della copertura permette all’acqua piovana di convogliare all’interno del giardino stesso: le quattro falde spioventi a compluvio convergono all’interno del patio e originano così la classica forma del quadriportico, archetipo che rievoca lo stile dei giardini romani e dei monasteri medievali.

Fotografie del modello di Vanni Renzini (@vannirenzini)


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • Zumthor, P. (2015) Atmosfere: Ambienti Architettonici, le cose che ci Circondano. Milano, Italia: Electa.

  • Zumthor, P. and Nobuyuki, Y. (1998) Peter Zumthor: Journal A+U: Architecture and urbanism: February 1998, Extra edition. Tokyo, Japan: A+U Publ. Co.

  • Zumthor, P. (2019) Pensare Architettura. Milano, Italia: Electa.

  • Rosamund, D. (2011) “Meditation im Garten: der Serpentine – Pavilion 2011 von Peter Zumthor,” https://www.e-periodica.ch/cntmng?pid=wbw-004:2011:98::1393 [Preprint].

  • Marchese, E. (2020) Serpentine pavilion 2011, ArchiDiAP. Available at: https://archidiap.com/opera/serpentine-pavilion-2011

  • Asensio, J.M. (2015) Análisis serpentine pavilion Peter Zumthor 2011, Behance. Available at: https://www.behance.net/gallery/23852691/Analisis-Serpentine-Pavilion-Peter-Zumthor-2011




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