Ripensando la casa

In questi ultimi mesi siamo stati costretti a rinchiuderci a casa per via della diffusione di un nuovo virus. Espressioni come home office e homeschooling sono diventate ormai la nostra nuova normalità. E con ciò abbiamo riscoperto spazi della nostra propria casa.


Photo by Jeremy Alford on Unsplash

A causa della faticosa routine, è consuetudine passare quasi 12 ore, o addirittura di più, tra lavoro, traffico, costruzione, progetti, scuola, università... e la casa si era trasformata in un posto dove dormire. Si parte la mattina e e si torna di sera. Il periodo della quarantena e dell'isolamento sociale fu un colpo non solo psicologico e fisico ma anche spaziale. E perché l'architettura conta così tanto in questi momenti?


Tutti, senza eccezione, hanno iniziato a vedere la loro residenza con una prospettiva diversa. Confinati in noi stessi, percepiamo la scarsità di illuminazione naturale, i flussi incrociati, le piccole riforme che non sono mai state fatte, le organizzazioni eternamente rimandate, i rumori mai sentiti prima. Personalmente, ho sempre avuto il concetto di casa legato al luogo in cui ricevo e condivido con coloro che mi sono cari. Ma cosa può cambiare d'ora in poi?


Photo by Drew Coffman on Unsplash

Storicamente, questi momenti di crisi legati alla salute hanno sempre influenzato l'architettura. Nel diciannovesimo secolo, dopo le epidemie di colera e vaiolo, apparvero le prime leggi sanitarie in Inghilterra, che influenzarono le grandi riforme di Parigi e Barcellona, ​​rispettivamente a cura del Barone Haussmann e Idelfons Cerdá.


Come studenti e architetti, siamo spinti, praticamente come un dono divino, a pensare e risolvere la casa e la città per gli altri. La realtà che si instaura con la pandemia ci costringerà a rivalutare concetti e pensare a soluzioni di progettazione residenziale più focalizzate su praticità, intimità e rifugio.


Photo by Gabriel Beaudry on Unsplash

Al giorno d'oggi, la nostra routine è stata sostituita da qualcosa che ancora non riconosciamo. Forse è perché rappresenta un mondo che sta avanzando e cicli che seguono. O forse è esattamente il contrario; una dimensione simbolica che aprirà una finestra nella nostra realtà a un giardino più verde, a un cielo più chiaro, e faciliterà la connessione, attraverso questo viaggio, con il meglio di noi stessi.


Sì, il futuro è imprevedibile, ma misterioso e opaco. In questa opacità, tuttavia, noi architetti abbiamo la responsabilità di pensare meglio agli spazi delle case e di far luce su quel futuro, in modo tale che le persone possano vivere meglio.

Blog