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  • Letícia Lodi

Insegnare architettura: la [ri]umanizzazione di un percorso

"Mio giovane professore, chi insegna di più e chi impara di più?

Il professore o lo studente?

Di chi è la responsabilità più grande nella classe,

del professore o dell'allievo?

Professore, sii un maestro. C'è una sottile differenza

tra questo e quello.

Questo insegna ed è legato ad altri compiti.

Quello istruisce e aiuta i suoi discepoli.

Il professore ha una cattedra a cui si attiene.

Il maestro va oltre ogni cattedra ed è sempre un maestro.

Felice il professore che impara insegnando".


(Cora Coralina, in “Ainda Aninha…”, nel libro “Vintém de cobre: meias confissões de Aninha”. 6ª ed., São Paulo: Global Editora, 1997, p. 151.)

 

Sérgio Milliet, negli anni Trenta, diceva già che la nostra istruzione superiore formale produceva ogni anno centinaia d'inutili laureati e nessun elemento di vera cultura. La nostra istruzione superiore disumanizzava l'individuo, lo teneva lontano dalla vita, dai problemi della vita e riempiva la sua testa di una retorica scadente (Mota, 1977, p. 135). Anche in un discorso duro e amaro, Milliet esponeva già importanti questioni educative ancora attuali.


Quando cita la rimozione dalla realtà e i professionisti del settore didattico che "riempivano" la testa [degli studenti] con una retorica scadente, pone implicitamente il rapporto di dominazione e subordinazione conseguente ai processi pedagogici in vigore fino a oggi. Sempre su questo ragionamento, Ranciere (2002) nel suo libro "Il maestro ignorante", racconta la storia di Joseph Jacotot, uno stravagante pedagogista francese dell'inizio del XIX secolo. In una delle sue idee sorprendentemente innovative, espose la questione della parità nel rapporto maestro-allievo. Si presenta una relazione di profondo scambio di conoscenze tra il maestro, all'interno del suo concetto storico di maestria (il detentore e fornitore di grande sapienza in un certo ambito) e l'allievo, ma in un formato innovativo, dove colui che, nonostante la sua presunta ignoranza (il non conoscitore di un certo argomento), è una fonte inesauribile di altre conoscenze che possono essere utilizzate nel processo dialettico dell'insegnamento. Questa proposta rappresenta un'importante rottura con i metodi educativi tradizionali applicati in vari campi del sapere.


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FONTE: https://www.pexels.com/photo/alphabet-class-conceptual-cube-301926/
"L'uguaglianza non viene mai dopo, come un risultato da raggiungere. Deve essere sempre instaurata dall'inizio. La stessa disuguaglianza sociale la suppone: chi obbedisce a un ordine, deve prima capire l'ordine impartito, e poi capire che deve obbedire. Deve quindi essere già uguale al suo padrone per potersi sottomettere a lui. Non c'è ignorante che non sappia un'infinità di cose, ed è su questa conoscenza, su questa capacità di agire, che deve basarsi tutto l'insegnamento." (Ranciere, 2002, pg. 11 - grifo nosso)

Confrontando i concetti sopra esposti con le attuali attività pedagogiche dei corsi di architettura e urbanistica, si nota come sia in atto una profonda trasformazione, soprattutto negli ultimi decenni. Dalla scelta dei riferimenti teorici e progettuali presentati dai docenti, ai nuovi formati d'insegnamento dei progetti e delle altre discipline in modo più integrato. Le scelte operate non sono mai neutre né oggettive e sono permeate dalle visioni del mondo, dalle credenze condivise, dai valori, dagli ideali, dalle convinzioni, dai desideri (Lima, 2011) di coloro che si presentano per la formazione dei futuri architetti. Questa influenza dei riferimenti è evidente durante la formazione e all'inizio della professione, e si attenua solo dopo una lunga ricerca autonoma o la pratica professionale. Nei primi anni di corso, può spesso diventare imponente e assolutista nel dialogo tra le parti. La distanza intellettuale tra maestri e studenti è molto profonda e spesso rappresenta un abisso che ostacola l'interlocuzione tra di loro. Un'altra questione da tenere in considerazione, è la scarsa esperienza personale degli studenti, che può generare rapporti di subordinazione e dominio dannosi per la maturazione dei futuri professionisti, a causa della mancanza di spazi di proposizione e discussione. È nota la grande complessità dei rapporti che si instaurano tra studenti e insegnanti, attraverso la sollecitazione non solo di risorse tecnico-razionali, ma di diversi strati della personalità di entrambi, tanto che, secondo Perrenoud (2000), l'insegnante domina razionalmente l'intera relazione che costruisce con i propri studenti.


La costruzione di processi formativi più egualitari e democratici è una sfida necessaria per rompere con le teorie totalizzanti imposte come verità assolute. Il processo educativo dovrebbe essere stimolante e anche un catalizzatore per l'appropriazione delle conoscenze precedenti da parte dei laureati all'università. Un altro ambito da considerare è la pluralità dei campi d'insegnamento, che comprende le varie sfere: intellettuale, sensoriale, emotiva e psicologica, dato che l'architettura e l'urbanistica sono essenzialmente multidisciplinari. L'attività professionale dell'architetto e dell'urbanista mira a trasportare i suoi utenti a sperimentare questi diversi ambiti, non solo a una risposta razionale agli spazi. Supera tutte queste sfere, e richiedere a questo studente di comprendere questa trascendenza dal fisico, materiale, al concettuale e immateriale, implica l'impiego di tutto il repertorio umano a sua disposizione. A partire dalle questioni didattiche stesse, è urgente preparare i professionisti in modo che superino le esigenze intellettuali degli studenti e siano anche felici d'imparare con l'esercizio dell'insegnamento, parafrasando Cora Coralina. Questo potrebbe essere, in un prossimo futuro, un segno di una maggiore consegna umana, andando contro il paradigma che viviamo di connessioni remote (mancanza di contatto faccia a faccia o l'aumento delle distanze), per qualcosa di già vissuto, con la cessione del proprio tempo qualitativo e della disponibilità personale a livelli diversi da quelli attuali. Infatti, come si può pretendere che l'apprendista si arrenda e si innamori, se il maestro è incapace di amare e di farsi coinvolgere?


 

Este post é parte de um trabalho acadêmico desenvolvido para a Disciplina Questões de Ensino de Arquitetura e Urbanismo – Programa de Pós-Graduação, da Universidade Presbiteriana Mackenzie – ministrado pela Prof. Dr. Ana Gabriela Godinho Lima (http://lattes.cnpq.br/2010070403291740). Para mais informações sobre a disciplina: https://ensinoau.wordpress.com/


 

Letícia Takeda Lodi

Architetta e urbanista, master in progettazione architettonica e dottoressa in urbanistica, Leticia vede nell'educazione la via per una maggiore convivenza umana. All'interno delle sue contraddizioni personali e professionali, cerca di contribuire alla costruzione della città, delle architetture e di professionisti più connessi alla loro essenza.

 

Riferimenti:

  • CORALINA, Cora. Vintém de cobre: meias confissões de Aninha. São Paulo: Editora Global, 6° edição, 1997.

  • LIMA, Ana Gabriela Godinho Lima. Ensino de Arquitetura e Urbanismo: Discurso, Prática Projetual e Gênero. No prelo, 2017.

  • MOTA, Carlos Guilherme. Ideologia da cultura brasileira (1933-1974). São Paulo: Editora 34, 4° edição, 2014.

  • RANCIÈRE, Jacques. O mestre ignorante: Cinco lições sobre a emancipação educacional. Belo Horizonte: Editora Autentica, 2002.

  • TARDIF, Maurice. Saberes profissionais dos professores e conhecimentos universitários: elementos para uma epistemologia da prática profissional dos professores e suas conseqüências em relação à formação para o magistério. Revista Brasileira de Educação, Jan/Fev/Mar/Abr 2000, no 13, pgs. 5 a 24 (Disponível em: http://educa.fcc.org.br/pdf/rbedu/n13/n13a02.pdf)

  • Anotações feitas em aula para a Disciplina de Questões de Ensino de Arquitetura e Urbanismo (2018).

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